Giacomo Stucchi - Senatore Lega Nord Padania -

PENSIERI E IMMAGINI: vi presento il mio blog. Un modo per tenermi in contatto con gli elettori, con gli amici e con tutti coloro che, anche con opinioni diverse dalle mie, desiderano lasciare un loro commento. Grazie.

sabato, marzo 25, 2017

25/03/17 - MANIFESTAZIONE SINDACI DELLA BERGAMASCA contro i tagli del governo al fondi per il sociale.



venerdì, marzo 24, 2017

QUELLE DECISIONI SBAGLIATE DI RENZI CON LE QUALI DOBBIAMO FARE I CONTI

 

di Giacomo Stucchi
Mentre i fatti di Londra riportano l’attenzione ai drammatici scenari coi quali dobbiamo confrontarci, qualcuno nel nostro Paese continua a ripetere ad arte il mantra secondo il quale le bocciature delle riforme volute da Matteo Renzi, quella del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale e quella della Consulta sull'Italicum, ha determinato l’attuale immobilismo politico.
In realtà, se solo le forze politiche di maggioranza, a cominciare dal Partito Democratico che detiene il maggior numero di deputati, guardassero ai problemi sul tappeto con un po' di pragmatismo e si mettessero a lavorare seriamente, faremmo di certo dei passi avanti. A cominciare dalla legge elettorale. Invece, sulla questione, assistiamo all’ennesimo rinvio in Commissione parlamentare.
L’immobilismo, quindi, non è determinato dall'esito del referendum o dalla sentenza della Corte costituzionale, ma dalla spregiudicatezza politica di coloro che vorrebbero far credere che da quelle decisioni derivi l’impossibilità di dare al Paese un buon sistema elettorale che determini, in prospettiva, un governo stabile ed efficace.
Gli stessi soloni, poi, fanno finta di dimenticare che se fosse passato il referendum costituzionale avremmo avuto guai di gran lunga maggiore; e un governo Renzi che avrebbe continuato a prendere decisioni sbagliate con le quali, oggi, ci troviamo a dovere fare i conti.
Basti pensare al fronte immigrazione e a quello della sicurezza, per certi versi due facce della stessa medaglia, per constatare quanto ci stiano costando gli errori di Renzi. Con l'arrivo della bella stagione sono già migliaia gli immigrati irregolari sbarcati sulle nostre coste, con tutti i problemi logistici, economici e sociali che questa situazione comporta. E chissà quanti altri sono già pronti a partire. Non si può oggi nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che questa situazione non sia figlia anche di tre anni di lassismo totale di un premier e di un governo che, sia sul fronte della collaborazione internazionale sia su quello del respingimento dalle nostre coste, non ha fatto alcunché.
Così come, sul fronte della sicurezza, dinanzi al grido di disperazione dei sindaci rimasti inascoltati dall’ex premier per ben tre anni, il governo Gentiloni non ha potuto fare altro che intervenire con un decreto che auspichiamo riesca davvero a rispondere alle legittime esigenze di sicurezza dei cittadini.

martedì, marzo 21, 2017

100 GIORNI DI NULLA


di Giacomo Stucchi

A tre mesi e mezzo dalla sconfitta al referendum costituzionale, e dopo quasi due mesi dalla bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta, l’ex premier Matteo Renzi non ha imparato nulla dagli errori commessi e continua a condizionare negativamente l’agenda politica e le scelte del governo.

Sulle nomine dei vertici delle aziende di Stato, per esempio, l’esecutivo Gentiloni è parso più dedito all’occupazione del potere, ancorché per interposta persona, che non alla scelta dei nomi sulla base delle competenze; le quali, peraltro, non sono state apprezzate da giudici imparziali quali sono di certo i mercati finanziari. La lottizzazione delle cariche fatta da Renzi attraverso il governo Gentiloni, che si è prestato al gioco, lascia quindi davvero stupefatti. Sia per il metodo sia per la tempistica. Per il metodo, perché la scelta delle nomine è stata fatta senza quella trasparenza che sarebbe stata necessaria; per i tempi, perché nei suoi mesi di attività il governo in carica avrebbe dovuto soltanto occuparsi di quelle poche cose necessarie a portare la legislatura verso la sua conclusione.

Gentiloni, al momento del suo insediamento a Palazzo Chigi, aveva detto di “voler accompagnare e se possibile facilitare” un’intesa in Parlamento per l’approvazione della nuova legge elettorale. Francamente però, a più di cento giorni dalla sua nomina a presidente del Consiglio, non abbiamo visto la minima traccia di questo lavoro, né in Parlamento né in altre sedi. Il destino della nuova legge elettorale, peraltro, è inevitabilmente condizionato dalle beghe congressuali del Pd. Ecco perché molto difficilmente su questo fronte si muoverà qualcosa prima dell’elezione del nuovo segretario dei Dem.

Intanto, però, le soluzioni ai tanti problemi del Paese latitano e alla scelte sbagliate di Renzi si sommano adesso gli errori del governo Gentiloni. Dal bonus mamma domani, che doveva entrare in vigore ormai quasi tre mesi fa e che invece è ancora impantanato in pastoie burocratiche che ritardano di molto i tempi per l’erogazione, ai voucher lavoro, che sono stati aboliti dal governo con un decreto ma senza avere fatto chiarezza sul destino di quelli acquistati prima dell’entrata in vigore dello stesso provvedimento e spendibili prima della fine del 2017, il caos è totale. Se questo è l’andazzo, bisogna davvero preoccuparsi per i molti danni che questo governo potrà ancora fare prima che gli si stacchi la spina.

venerdì, marzo 17, 2017

17/03/17 - PIAZZOLA SUL BRENTA (PD) - Incontro sulla #sicurezza con studenti scuole superiori


giovedì, marzo 16, 2017

IL GOVERNO GENTILONI TIRA A CAMPARE MENTRE I CITTADINI TIRANO LA CINGHIA

di Giacomo Stucchi
L'esito del voto di sfiducia al ministro Luca Lotti, passato per il momento indenne dalle forche caudine del Senato, non deve trarre in inganno. Più che un rafforzamento del governo, infatti, si tratta del prosieguo di una lunga agonia politica alla quale l'esecutivo Gentiloni sembra essere destinato.
 
"Non voglio tirare a campare", avrebbe detto Gentiloni alla Camera incontrando i deputati del Partito Democratico (o meglio, di ciò che resta di quel gruppo parlamentare dopo la scissione), ma è esattamente ciò che ha fatto da quando si è insediato.
 
Il vivacchiare del governo è un dato di fatto e non può che danneggiare i cittadini, a cominciare da una politica economica senza criterio. Nel Def che sarà presentato il prossimo mese di aprile, infatti, potrebbe non esserci alcun accenno al taglio del costo del lavoro né un provvedimento degno di nota riguardo al cuneo fiscale. Forse perché mentre l'Unione europea si dichiara intenzionata a rivedere, o a limitare la flessibilità concessa a Renzi, il premier Gentiloni è costretto a fare marcia indietro sulle sue promesse.
 
Insomma, siamo sempre ai soliti annunci propagandistici ai quali però non seguono i fatti concreti. Di concreto, però, c’è l’intenzione del Mef di riesumare quella riforma del catasto lasciata in standby dall’ex premier, ma che adesso potrebbe essere tirata fuori dal cassetto per fare cassa.
 
Intanto il governo e la maggioranza che lo sostiene sono impegnati a scansare il pericolo del referendum sui voucher, che si annuncia già una nuova Caporetto per il Pd e per Renzi, dopo quella del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. La data del referendum è stata fissata per il prossimo 28 maggio ma non è da escludere un decreto del governo che modifichi o cancelli del tutto i voucher e renda inutile, quindi, la consultazione elettorale.
 
Il rischio di un’altra batosta elettorale per il Pd è grosso e, quindi, dopo lo sconsolante dibattito in Senato sulla sfiducia al ministro Lotti, una campagna elettorale congressuale che non scalda gli animi e un’inerzia governativa sconsolante, alla maggioranza parlamentare che tiene in piedi l’esecutivo non rimane altro che aggrapparsi al governo Gentiloni; e tenerlo in vita il più a lungo possibile per allontanare quelle urne che ora il Pd teme come la peste.
 
Sui voucher, però, rimane il fatto che l'utilizzo di questo strumento, ancorché non direttamente legato alla riforma del Jobs Act, ha avuto un incremento strabiliante nel 2016, proprio con il governo Renzi.


martedì, marzo 14, 2017

LA RIPARTENZA DI RENZI NON CONVINCE NESSUNO

di Giacomo Stucchi
L'appello all'unità fatto da Renzi al lingotto di Torino, per l'ultima giornata della convention del Pd in vista delle primarie, sembra più dettato dalle necessità del momento che non da una reale volontà del candidato alla segreteria di mettere insieme le tante componenti del partito.
 
L'ex premier, infatti, nella sua precedente segreteria, ma anche nell'esperienza di governo, non sarà certo ricordato per una politica inclusiva; tuttavia occorre fare di necessità virtù e quindi in questo momento, non certo felice per il Pd e per l’ex segretario, serve ricordarsi del valore dell’unità e invocarla a gran voce.

"Non vogliamo – dice ancora Renzi - un partito di correnti e caminetti, c'è bisogno di più leader non di meno leader. Quello senza leadership è un modello sbagliato”. Quasi a voler sottolineare che l’appello all’unità, però, non significa che il “rottamatore” ha l’intenzione di farsi condizionare dalle correnti. Ma la strategia renziana per tornare alla guida del partito non coincide con quella delle varie anime del Pd che non avrebbero più nessuna intenzione di appoggiare Renzi, nella sua battaglia per il rinnovo del mandato di segretario, incondizionatamente.

Un errore, quello dell’appoggio incondizionato, che a Largo del Nazareno hanno commesso una volta e che non vogliono più ripetere. Insomma, l’impressione è che Renzi, ancorché al momento dato per vincitore alle primarie, per rimanere alla guida del Pd potrebbe pagare un dazio pesante. Nessuno, infatti, nel suo partito è intenzionato a dargli credito come un tempo.

E se non si fidano più di lui nel suo partito figuriamoci fuori. I sondaggi fotografano un Pd in caduta libera, a fronte di un centrodestra che, unito, è quanto mai competitivo. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, ma la sensazione è che la convention del Pd del lingotto abbia lasciato in quel partito e nell’opinione pubblica più dubbi che certezze. Uno slogan, ‘tornare a casa per ripartire insieme’, accompagnato da un trolley, potrebbero non bastare per convincere davvero gli elettori del Pd ormai disillusi da una leadership poco credibile.

giovedì, marzo 09, 2017

LE PRESE IN GIRO DEL DUO RENZI-GENTILONI


di Giacomo Stucchi

L'idea di Matteo Renzi di istituire una commissione d'inchiesta sul sistema bancario non è nuova. Già un anno fa, infatti, l'ex premier aveva avanzato la proposta ma non se ne fece nulla. Erano, però, altri tempi e se solo Renzi avesse voluto davvero cercare la verità avrebbe potuto di certo accelerare sul varo della commissione. Oggi la situazione è molto cambiata. 

"Aspettiamo con curiosità- ha scritto Renzi - che il Parlamento approvi la commissione d'inchiesta sulle banche. Sarà interessante per capire le vere responsabilità. Per me la trasparenza è un concetto irrinunciabile”. Può darsi, ma non è un mistero il desiderio dell'ex premier di utilizzare la commissione d’inchiesta più per regolare i conti con vecchi e nuovi avversari, fuori e dentro il Pd, che non per far luce su fatti poco chiari.

Comunque siamo alle solite, il Pd utilizza le istituzioni per regolare i conti interni al partito e a farne le spese, come sempre, sono soltanto i cittadini. Ai quali, invece, bisognerebbe dimostrare almeno un serio tentativo di cercare la verità per capire come sono andate esattamente le cose.

Si parla tanto di "trasparenza" ma intanto il Paese viene tenuto nel limbo delle incertezze. Il premier Paolo Gentiloni dice di voler abbassare le tasse ma poi spunta la possibilità di un aumento dell’Iva; alla quale, peraltro, l’ex premier Matteo Renzi si dice contrario ma senza avanzare soluzioni alla richiesta fatta da Bruxelles di un assestamento dei nostri conti pubblici, disastrati anche a causa della sua politica dei bonus.

Che continuano, peraltro, con l'approvazione del ddl povertà. Un provvedimento dai contorni per niente chiari che sa tanto di propaganda e poco di concretezza. L’ultima trovata del governo è, poi, la flat tax ma solo per i ricchi che risiedono all’estero; per tutti gli altri, invece, continuerà ad esistere un fisco opprimente.

Insomma, altro che ricerca della verità sul sistema bancario e abbassamento delle tasse, il governo è reticente su molti fronti e il duo Renzi-Gentiloni stia solo prendendo in giro il Paese.